L’importanza della relazione come strumento di trasformazione

Analogie tra la figura dell’insegnante di yoga e quella dello psicoterapeuta

Lo scenario sociale di cui siamo protagonisti fa emergere come ad oggi manchino con sempre più frequenza punti di riferimento stabili, relazioni basate su un patto reciproco e “maestri” autorevoli a cui poter fare affidamento per la propria crescita interiore. Sebbene nella tradizione orientale la figura del “maestro” sia da sempre un punto nodale allo sviluppo del potenziale soggettivo, in occidente tale figura sembra essere “evaporata” a favore invece di relazioni sempre più instabili e consumistiche, nella quale l’individuo tende a disperdersi nell’offerta proposta dal mondo esterno. In questo contesto, il soggetto che soffre si ritrova perduto in un mondo in cui spesso manca un punto di riferimento stabile.



Come ci si rapporta dunque con soggetti che mancano sempre più di fiducia verso figure autorevoli o figure che possano fungere come un punto di riferimento stabile? Come rapportarsi con i propri allievi, specie quelli meno interessati a intraprendere il percorso yogico come strumento utile alla conoscenza e all’esplorazione di sé?

Una disciplina tanto conosciuta come lo yoga può assumere diversi significati a seconda di ciò che l’individuo attribuisce alla sua pratica personale. È bene sottolineare che non tutte le persone ricercano nello yoga un modo per diventare più consapevoli di sé. Guidare gli allievi a stare nel momento presente e nell’ascolto del proprio corpo è sicuramente una modalità per introdurli ad una pratica che va al di là di un mero esercizio posturale. Una volta compreso questo passaggio, possiamo introdurre l’allievo alla possibilità di darsi il tempo di ascoltare il proprio corpo e, di conseguenza, i vissuti che emergono da tale consapevolezza. Affinché ciò avvenga, è responsabilità dell’insegnante saper trasmettere all’allievo la sua disponibilità a fornire strumenti utili alla comprensione dei propri vissuti. È quindi necessario che, in qualità di insegnanti, sappiamo trasferire nell’altro il senso della fiducia a partire dalla relazione che instauriamo insieme.

Possiamo intendere l’alleanza tra insegnante e discepolo come strumento utile e come base per lo sviluppo del potenziale soggettivo. Non solo: ciò che vogliamo trasmettere come insegnanti è la capacità di potersi rapportare con quanto accade nel proprio corpo.


Sulla base di questa riflessione non possiamo dimenticare le similitudini che intercorrono tra la figura dell’insegnante di yoga e quella dello psicoterapeuta.

Sebbene nello yoga la consapevolezza di sé avvenga attraverso il canale corporeo, nella psicoterapia tale passaggio è reso possibile grazie all’uso della parola che funge da chiave di accesso per rendere consapevole ciò che spesso ci porta a ripetere comportamenti che fanno soffrire. Nonostante le differenze metodologiche, ciò che accomuna le due professioni è il principio secondo cui il cambiamento personale e l’esplorazione di sé siano resi possibili grazie all’esperienza della relazione. Il cambiamento è un processo individuale che può avvenire in diversi modi e attraverso l’uso di diversi strumenti e/o metodi. Pensarlo al di fuori di un contesto relazionale sarebbe una presunzione erronea. Il terapeuta, così come il maestro di yoga, fungono da elementi supportivi a questo processo permettendo al paziente così come all’allievo di raggiungere una maggiore comprensione di sé.


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