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Gli adjustment in una lezione trauma-informed: toccare o non toccare?

Riflessioni sugli articoli di Margaret Howard - Parte 2


Dopo la Parte 1, proseguiamo le riflessioni sugli articoli di Margaret Howard, assistente sociale e psicoterapeuta specializzata in traumatismo, sull'importanza di una formazione sul trauma per insegnanti di yoga.

La Howard cerca di sensibilizzare gli insegnanti su aspetti cruciali della lezione di yoga, come il linguaggio o il tocco durante gli adjustment, che potrebbero fungere da trigger, attivatori di memorie traumatiche, per gli allievi.

For every time you don’t trigger a trauma response in a student that’s one less instance of that trauma being driven further into his body and reinforced.

Ogni volta in cui non si riattiva una memoria del trauma in un allievo, si sottrae a quel trauma un’occasione di iscriversi in maggiore profondità dentro il suo corpo.



Leggi anche: Cos'è un approccio trauma-informed?


Affrontiamo qui un elemento cruciale della lezione di yoga: gli adjustment.


In un’ottica trauma-informed, è corretto toccare gli allievi? O è meglio evitare il contatto fisico per non rinforzare ulteriormente ferite traumatiche?


In base alla propria formazione, alla propria attitudine o al lignaggio di appartenenza, alcuni insegnanti effettuano adjustment o usano il tocco come strumento per portare l’attenzione a parti del corpo da attivare o rilassare, altri chiedono il permesso prima di toccare gli allievi, altri semplicemente non usano il contatto.

Secondo Trauma Sensitive Yoga, il modello trauma-informed americano nato nel Trauma Center di Boston, gli adjustment sono da evitarsi poichè il contatto mette a rischio di ri-traumatizzazione. Il rischio, evidenzia questo modello, non scompare con le buone intenzioni dell’insegnante.

Infatti, come ci ricorda Margaret Howard nel suo articolo*, anche nel caso in cui si chieda gentilmente il permesso all’adjustment, un allievo traumatizzato da abuso o violenza fisica potrebbe avere un atteggiamento assecondante pur soffrendo del tocco dell’insegnante.


A nostro avviso la questione del “tocco” è molto complessa, e richiede di essere affrontata nel contesto specifico di lavoro e con grande attenzione alla composizione del gruppo di allievi.

In alcuni casi di traumi gravi come abusi o traumi della relazione (come il complex PTSD a cui si rivolge specificamente Trauma Sensitive Yoga), non toccare mantenendo invece una distanza di sicurezza potrebbe essere la scelta migliore. In altri casi il contatto, sia esso un delicato tocco per guidare una posizione, oppure un abbraccio a fine lezione, può avere invece grandi risvolti terapeutici in allievi con cui si è costruito nel tempo un rapporto sicuro.


Nel nostro lavoro presso l’Istituto di Psicosomatica Integrata ci focalizziamo sulla competenza dell’insegnante nel capire la modalità di interazione più sicura per sé e per gli allievi a partire dalle sensazioni del proprio corpo. Pertanto non esistono “regole” in grado di contenere tale complessità, ma riteniamo che un’attenzione alle sottili dinamiche relazionali in gioco prima, durante e dopo la pratica, guidata dalla competenza somatica dell’insegnante, sia l'unico fattore protettivo al trauma all'interno della cornice relazionale.


Leggi anche: Perché è importante che gli insegnanti di yoga conoscano il trauma?



*Leggi l'articolo originale qui.

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