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Sharing is Caring

La condivisione delle proprie sensazioni corporee come processo di creazione e sedimentazione di memorie somatiche


Nel precedente articolo “Ascolta il tuo corpo”.. “In che senso..?” abbiamo fatto alcune riflessioni trauma-informed utili a non dare per scontato che tutti gli allievi siano in grado di contattare le informazioni corporee. Nel modello Somatic Competence®, la capacità di portare l’attenzione alle sensazioni fisiche e a ciò che il corpo comunica è chiamata Focalizzazione Somatica, ed è alla base della capacità di connettersi con i propri vissuti interni.



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Quando l’insegnante guida gli allievi nell'ascolto del proprio corpo, non è detto che tutti gli allievi siano in grado di comprendere realmente la richiesta. Un’altra difficoltà che si può presentare riguarda la competenza nell'ascolto, per esempio la capacità di percepire sensazioni di diversa qualità e intensità nei vari distretti anatomici. È possibile che contattare le sensazioni corporee non sia praticabile né tollerabile e che concentrarsi su di esse senza criteri adeguati produca nell'allievo una conseguente perdita di attenzione o frustrazione.


Come poter accompagnare gli allievi a costruire una mappa di sé e delle sensazioni che scaturiscono nel proprio corpo in modo trauma-informed?

Un primo passo è verificare se è possibile una via interocettiva, ovvero se l’allievo è nelle condizioni di percepire sensazioni all'interno del proprio corpo senza attivare schemi difensivi. Se questo canale introspettivo risulta accessibile e l’allievo è in grado di percepire per esempio il proprio respiro, si può procedere nella sedimentazione dell’esperienza proseguendo in una esplorazione più dettagliata di parametri quali il ritmo e l’ampiezza. In questo modo è possibile costruire via via una mappa sempre più raffinata della propria esperienza percettiva.


L’esperienza personale si può arricchire molto nello scambio con altri: ascoltare ciò che i compagni di tappetino hanno percepito durante la pratica, magari in un modo del tutto diverso dal nostro, permette di ampliare il proprio spettro di possibilità interocettive ed esplorare sensazioni che forse non avevamo saputo contattare in precedenza. La condivisione con il gruppo può quindi aiutare ad affinare la consapevolezza di sé e del proprio corpo, dando spazio a nuove esperienze, e di conseguenza nuove memorie somatiche.



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