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La risposta allo stress: le tre F

Le strategie di risposta allo stress di cui la natura ci ha dotati


Nel nostro articolo Corpi bloccati in quarantena abbiamo parlato di come il nostro Sistema Nervoso Autonomo rilevi il pericolo intorno a noi per preparare un’eventuale risposta alla minaccia. Quando viene percepito un pericolo, come ad esempio un potenziale predatore, il Sistema Nervoso Autonomo è programmato per reagire automaticamente inviando istruzioni al corpo che salvaguardano la nostra vita.


Ma quali sono le strategie di risposta allo stress di cui la natura ci ha dotati?

Le risposte principali sono tre, in inglese definite le 3F: fight, flight, freeze, ossia attacco, fuga e congelamento.

In natura queste risposte si differenziano sulla base della diversa entità della minaccia: di fronte ad un pericolo la via più sicura è la fuga; qualora non fosse possibile l’animale risponde alla minaccia con la lotta; infine, qualora il pericolo fosse troppo elevato, maggiore probabilità di sopravvivenza risiede nel freezing che può prendere anche la forma dello svenimento. Vediamo ora nel dettaglio questi meccanismi.



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Attacco o fuga

Anche se oggi la minaccia si presenta non come un predatore ma spesso come pensieri e dinamiche relazionali affettive o lavorative, le reazioni del nostro corpo in una risposta di attacco/fuga sono analoghe a quelle che attuava diversi millenni fa per affrontare un predatore: aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio, maggiore afflusso di sangue ai muscoli e minore al tratto digerente, dilatazione delle pupille, ecc. Sicuramente abbiamo fatto esperienza di queste reazioni non controllabili ad esempio prima di un’interrogazione o correndo a prendere un treno.


Nella fuga attuiamo un allontanamento dalla potenziale minaccia invece di affrontarla, e può presentarsi come evitamento/negazione, paura e ansia.

Nell'attacco c’è un confronto attivo con il pericolo, ad esempio con un litigio, e si può presentare con tensioni, irritabilità, rabbia, aggressività.


Congelamento

La risposta di congelamento avviene quando per il sistema non è possibile affrontare attivamente il pericolo attraverso le due risposte precedenti, e si verifica un vero e proprio spegnimento in cui si perde ogni possibilità di reagire o prendere decisioni, come fossimo paralizzati. Negli animali, questa reazione viene definita anche “morte apparente” o “tanatosi”, che lascia in realtà una possibilità di fuga quando il predatore, davanti al corpo inerme, abbassa la guardia. Questa risposta nell'uomo può presentarsi con diversi livelli di “spegnimento”: da stati di confusione, all'isolamento dalla situazione a veri e propri stati depressivi.



È importante sottolineare che tutte e tre le risposte di sopravvivenza sono necessarie e indispensabili per poter sopravvivere, e hanno l’obiettivo di riportarci in una condizione di sicurezza in cui anche il corpo possa tornare ad uno stato di calma e rilassamento. Se ciò non avviene, come nel caso del trauma, rimaniamo bloccati in un “survival mode in cui il corpo è costantemente attivato in uno schema attacco/fuga, o costantemente congelato.

In un percorso di conoscenza di sé, può essere interessante imparare a conoscere quale fra queste sia la strategia di risposta allo stress che si innesca in noi in modo prioritario. Questo può aiutare a comprendere i nostri comportamenti in determinate circostanze o a prepararci a situazioni che sappiamo essere stressanti.


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